“perché? il mio nome è coco” di Joan Josep Barceló i Bauçà

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L’incipit della raccolta costituisce la ratio di guida che sembra essere: “il silenzio”, caduto non sull’opera della grande stilista, ma sulla sua vita più intima; ipocrisia che ha caratterizzato anche la grande capitale europea ed oltre? Dove esisteva un modo di approcciarsi falsamente pudico da parte della borghesia di allora, anche a Parigi? Una cosa è certa, poiché per il poeta Joan Josep Barceló i Bauçà il silenzio diventa «echemetia», cioè costruzione e rielaborazione dei grandi concetti da mettere in splendidi versi che siano ricostruzione del “non detto”, pur non espliciti, tali da rendere Coco una icona di bellezza avvolta dall’aura di luce di un mistero insondabile (…) Il poeta Barceló compone versi direttamente in lingua italiana, dunque essi non sono frutto di una traduzione, cosa che li rende più preziosi, poiché ne è integra l’assonanza, la metrica, il ritmo, oltreché essere frutto di un’architettura letteraria, proveniente da un contesto ermetico e misteriosofico, che è poi tradizione dell’ “anima italiana” la quale, certamente, da sempre, il poeta possiede, cosa che lo ha reso apprezzato e riconoscibile dagli italiani. Dalla Prefazione di Lia Bronzi

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Descrizione

Joan Josep Barceló i Bauçà (Palma di Maiorca – Spagna, 1953). Ha studiato scienze umane e scientifiche nelle Università di Barcellona, Isole Baleari, Madrid e Londra. È autore di numerosi libri di poesia in catalano e italiano. Sviluppa uno stile caratterizzato dal surrealismo e dall’astrazione, con riferimenti a un mondo onirico e mitico, spirituale e carnale, alla ricerca di un concetto rivoluzionario. Ci parla della terraferma e del blu dell’oceano Artico e paesaggi polari in svalbard e drømmeøya, seguendo le caratteristiche di un universo in cui la parola diventa il soffio di un nuovo tempo e si trasforma in carne cruda per diventare un mare di tempeste nella notte. Luce e oscurità dominano il linguaggio finché il desiderio è la scintilla del fuoco e solo la vita può sopravvivere in un’emergenza improvvisa. La ricerca di un infinito ci rende nomadi che cercano un attimo di tenerezza, un desiderio di trovare gli unici esseri che hanno le chiavi di persistenza per aprire il cosmo e per renderci i collegamenti covalenti di una vita che va oltre la stessa esistenza in un suicidio mafico della stessa parola, così che la poesia prende la forza del tempo e diventa una furia di sangue e ci permette di vivere più intensamente e di rinascere dopo dal grembo della madre di cui siamo tutti figli tra scintille di elettronegatività. Tutto finisce alla periferia del cerchio, tra pensieri che restano dentro di noi come parassiti della memoria. Ma ancora, senti nel vento qualcuno che dice che non dovrei morire oggi.

Informazioni aggiuntive

Peso 0.3 kg
Dimensioni 21 × 14.8 × 0.5 cm

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