PINO PIERI

UN PASSO ANCORA

Collana “Setteponti/Poesia”

Questa raccolta è ricca di una forza apotropaica, atta a riempire di empatia tutte le cose che si manifestano sempre più, apportando emozioni pure. Nel circostante della natura, troviamo una analogia completa con l’animo umano del poeta, sia per quello che attiene il mondo vegetale che animale. Gli alberi, le piante, i fiori e gli animali sono citati a vario titolo e sempre presenti a colorare di bellezza ciò che trovano attorno a loro. Ed è così che, dentro a versi morbidi e fluenti, fuoriescono tematiche forti come una bellezza assoluta, che suscita meraviglia e autoconsolazione, dove l’immanenza che andiamo a scoprire consiste nella presenza anche degli altri. Dalla Prefazione di Lia Bronzi

FRANCESCO FORLA

PASSO DA DIETRO

N. 50 della Collana di Poesia “Il volo della Fenice”

“Passo da dietro” di Francesco Forla, come ci suggerisce anche il sottotitolo nel frontespizio della pubblicazione, non è una classica raccolta di poesie ma un vera e propria ‘opera’, che coinvolge e abbraccia più materie artistiche, poiché i testi poetici in essa contenuti possono essere letti, interpretati e declamati dal vivo, in teatro o in strada, accompagnati magari da melodie musicali attinenti, oppure direttamente cantati, andando così a intersecarsi con la musica, il teatro e il circo. Tutto ciò lo si evince non soltanto dalla struttura architettonica stessa del libro, ma anche, e soprattutto, dalla lettura dei testi, i quali risultano quanto mai aderenti al dettato parlato, al linguaggio certamente finalizzato a ottenere la comunicazione ma senza valorizzare e mettere in evidenza gli strumenti significanti, la forma fonetica e sintattica delle parole e del discorso. Dall’Introduzione di Enrico Taddei

ENZO TAFURI

CANTICO CIVILE. VERSI CONTRO L’INDIFFERENZA

N. 49 della Collana di Poesia “Il volo della Fenice”

“…Enzo Tafuri, poeta totale e totalizzante, che investe coi suoi versi ogni cosa intorno a sé, come per l’utilizzo di una lente speciale, che consente di vedere il verso nascosto nel silenzio del reale. Le parole che compongono queste pagine sono un invito a fermarsi, a respirare e a riconoscere quanto di essenziale ci abita e ci circonda. Sempre, quando è autentica, la poesia non appartiene più a chi la scrive: diventa patrimonio di chi legge, lascia in ciascuno la forza di guardare al mondo con occhi più liberi e attenti, svela il velato, vela lo svelato. Ogni parola nasce da un’urgenza: dare voce a ciò che non può restare in silenzio. In queste pagine la poesia si fa testimone, memoria e canto: non è mero esercizio di stile, ma gesto necessario, respiro che vuole custodire la dignità umana. Sono versi che reclamano il loro diritto a esistere come spazio di verità, un richiamo a non dimenticare chi lotta, chi soffre, chi resiste; a non abbassare lo sguardo di fronte alla violenza e alla sopraffazione. È voce civile che non teme di smuovere, perché la parola autentica non addolcisce, ma apre varchi, interroga, spinge oltre la superficie delle cose, dice senza spiegare, colpisce al cuore senza ferire”. Dalla Prefazione di Paolo Romano

ERCOLE PIGNATELLI

“ISOLA”

«Questa collezione di poesie dell’artista Ercole Pignatelli, che il 28 aprile 2026 ha compiuto 91 anni, raccoglie una selezione delle numerose composizioni scritte nel corso dei decenni, in dialogo continuo con la sua attività pittorica e scultorea, riconosciuta in Italia e all’estero. Novantuno poesie, scelte dallo stesso Ercole Pignatelli, sono accompagnate da diciannove opere in bianco e nero, in una relazione numerica che riflette in modo speculare la sua età e restituisce una misura del tempo vissuto e trasformato in linguaggio. Risulta difficile separare il poeta dal pittore in Ercole Pignatelli. Una simbiosi attraverso i linguaggi, che è adottata con la stessa intensità nelle poesie e nelle opere visive. Immagini e parole si dispongono entro un unico campo di esperienza. Nelle opere e nelle metafore, le poesie proseguono il medesimo movimento, trasferendo nel linguaggio ciò che materia e segno custodiscono. La sensualità e la presenza della figura femminile affiorano come costanti nei testi e nelle immagini. Una energia erotica percorre l’intero lavoro, incide sul vissuto e prende forma». Dall’Introduzione di Fortunato D’Amico

MASSIMO SERIACOPI

“MITI” EDIZ. SPECIALE CON QR-CODE

N. 46 della Collana di Poesia “Il volo della Fenice”

Il critico e poeta Massimo Seriacopi, con acquisita maturità di pensiero lungo la traccia di storiche materie classiche, interviene d’emblée con il simbolismo ed il mito. L’autore cerca di afferrare l’essenza ed il messaggio fornito dai protagonisti con il loro esempio di vita, sui quali l’autore argomenta sul mito veicolato, per storia, forma e provenienza, avendo compreso la profondità del pensiero significante. I mitici personaggi che animano la raccolta divengono, al contempo, telos stesso, ma anche Araba Fenice, alla quale attribuire i livelli di idee appartenenti alla storia dell’umanità, secondo un’analogia di funzione significata, sia che si tratti di rappresentanti al femminile, oppure al maschile, ma anche ad un essere ibrido, come testimonia la poesia dal titolo “Il Minotauro”.

LUCIA VISCONTI

C’HO I’ SANGUE ABBATENGU NE’ LE VENE

N. 48 della Collana di Poesia “Il volo della Fenice”

“La nuova raccolta nasce da tutti gli spunti offerti nel quotidiano da un incontro anche casuale, un evento naturale, un oggetto… e viene composta in un periodo ben determinato: un soggiorno ricco di occasioni, avvenimenti, sorprese, e quindi pienamente vissuto. La prima poesia, “C’ho il sangue abbatengu ne’ le vene”, rappresenta la finestra sul libro cui dà anche il titolo: e qui stanno il filo conduttore e l’impronta dell’insieme. Il soggiorno è condizionato dagli acciacchi dell’età che limitano le uscite e quegli incontri che in poche chiacchiere scambiate nella propria lingua madre ridanno il polso della situazione, aggiornano sulla vita del paese, fanno riannodare i fili dopo la lunga assenza invernale. Ma la casa non può diventare una prigione dorata, un paese sono le tradizioni e la gente di quel paese. Appare chiaro che questa “parentela” intrinseca e incancellabile che scorre nelle vene significa soprattutto socialità e rappresenta il tema di fondo: rapporti e legami hanno bisogno di essere coltivati con il contatto non inaridirsi e mantenersi vivi.” Dalla Prefazione di Barbara Della Lena

Anna gianfelici

STRAPPI E RAMMENDI

N. 47 della Collana di Poesia “Il volo della Fenice”

La raccolta di poesie di Anna Gianfelici dal titolo “Strappi e rammendi” ci appare, da subito, misteriosa per contenuti, quanto mai eterogenei e, allo stesso tempo, ricchi di una visibilità drammatica ma rasserenante. La poetessa ci prende per mano in un cammino di vita sensibile, intelligente e, al contempo, sofferto che, tuttavia, concretizza sé stessa, nell’atto sublime di una scrittura che sa volare alta. In essa si rivela l’anima, lo spirito e la sensitività, secondo una parola che sa ben esprimersi nella comunicazione. Dal punto di vista contenutistico, ad arricchire il cammino letterario di Anna Gianfelici è la conoscenza, sia psicologica che filosofica, a prevalere, mentre dal punto di vista formale, lo scorrere fluido e morbido dei versi ci richiama alla bellezza musicale delle parole che, unitamente all’aiuto simbolico delle metafore, si realizzano in bellezza ed eleganza. Dalla Prefazione di Lia Bronzi

MARIAn ciprian zisu

IL FUOCO, LA MORTE, LA LOTTA PER LA VITA

N. 3 della Collana di Teatro “Il Coturno”

Cinque atti, cinque “quadri” con un richiamo tra primo e quinto (come un cerchio che si apre e si richiude per un senso di completamento), che rimandano costantemente alla dialettica che intercorre tra ciò che viene recepito come creazione artistica e proiezione verso la dimensione trascendentale. Come è possibile collegare le due entità, ci si può chiedere? L’autore riesce a ribaltare, attraverso una esposizione densa e complessa, eppure lapidaria nelle sue affermazioni e nella sua fulminea resa linguistica, la questione: come è possibile non collegare le due entità, se in realtà fin dagli albori della civiltà umana letteratura e sentimento religioso, dimensione escatologica e “preghiera artistica”, musicalità della parola e sue capacità evocative, sono state sempre strettamente, indissolubilmente interconnesse? E questo in ogni settore artistico e creativo, dalla raffigurazione pittorica, alla scultura e all’architettura, alla danza, alla musica e alla composizione musicalmente ordinata attraverso la parola studiata nel veicolare senso attraverso i suoni… Dall’Introduzione di Massimo Seriacopi

MARIA GRAZIA COIANIZ

VITA DA FOGLIA

N. 44 della Collana “Il volo della Fenice”

La raccolta “Vita da foglia”, passo passo, segna momenti di vita che sottintendono difficoltà con qualche velata speranza, tuttavia il fluire della parola poetica mutua immagini sia dalla natura che dal profondo dell’io, arrecando momenti di bellezza del verbo musicale, piacevole all’ascolto; un’arte che a Maria Grazia Coianiz non è mai mancata e che sa rendere le tappe di questo nuovo percorso ancor più affascinante e misterioso, in modo tale che l’insieme ne viene arricchito letterariamente. Dalla Prefazione di Lia Bronzi

* * *

Libretto piccolo ma prezioso e completo quanto un grosso volume: è un canto, un canto sospeso fra terra e cielo come appunto le foglie nutrite dall’albero e quindi dalla terra, ma con aspirazioni, tendenze, visioni di cielo. Testo breve, dicevo, ma ricchissimo di annotazioni realistiche colte nella loro identità poetico-lirica, di metafore sempre oscillanti fra vita vegetale e vita umana… direi anzi che questa tematica sia la più aderente al “modus vivendi” dell’autrice che forse a livello più o meno inconscio si è sentita anche lei tremula, livellata alle altre, francescanamente sospesa nella fragilità di un tempo breve. Dalla Postfazione di Simonetta Lazzerini Di Florio

ANTONELLA BAUSI

CASA MEDICI

LA PAROLA ALLE DONNE CHE SI RACCONTANO

N. 14 della Collana “Iris Florentia”

“Le donne della famiglia Medici: figlie, madri, mogli, regine, religiose, amanti, hanno tessuto in silenzio una parte fondamentale della storia non solo fiorentina, ma europea. La narrazione di questo singolare libro scaturisce proprio dal desiderio di ascoltarle. Non come voci marginali, non come comparse nella narrazione maschile del potere, ma come protagoniste a pieno titolo. Antonella Bausi ha voluto dare loro parola, immaginare che cosa avrebbero detto, come si sarebbero raccontate se avessero avuto il privilegio – e il pericolo – della voce pubblica. Un’idea geniale! Un lavoro svolto con la convinzione di raccontare soltanto il vero. A parlare, in queste pagine, sono loro: Piccarda, Lucrezia, Eleonora, Maria, Caterina divenuta poi regina di Francia, Anna Maria Luisa che con determinazione preservò il patrimonio artistico della casata per lasciarlo alla sua Firenze e tante altre ancora. Ognuna si presenta, si confessa, accusa e si difende. Ognuna narra la propria vita tra splendori, orrori, balli, tavole imbandite, monasteri e prigioni, tra amori politici e ambizioni celate, tra doveri di corte e desideri personali…” Dalla Prefazione di Luciano Artusi

LETIZIA BALò

DA QUI SCELGO ME

– BOX Regalo di Letizia Balò

AFORISMI E PENSIERI PER TORNARE A SÉ

Ci sono frasi che non nascono per essere lette di corsa. Nascono per arrivare nel momento esatto in cui dentro qualcosa chiede voce, forza o verità. “Da qui scelgo me” raccoglie aforismi e pensieri che attraversano il dolore, l’amore, le ferite, i distacchi e la rinascita con uno sguardo intimo, autentico e radicale: quello di chi ha imparato che salvarsi non significa tornare come prima, ma diventare finalmente se stessi. Nate dall’universo emotivo de “L’anima che rinasce”, queste pagine parlano a chi ha dovuto lasciar andare, ricucirsi, respirare di nuovo e scegliere se stesso senza più chiedere permesso. Perché certe frasi non consolano soltanto. Ti scuotono. Ti riconoscono. E, a volte, ti riportano esattamente dove devi tornare: a te. Letizia Balò

LETIZIA BALò

DA QUI SCELGO ME

AFORISMI E PENSIERI PER TORNARE A SÉ

N. 42 della Collana “Il volo della Fenice”

Ci sono frasi che non nascono per essere lette di corsa. Nascono per arrivare nel momento esatto in cui dentro qualcosa chiede voce, forza o verità. “Da qui scelgo me” raccoglie aforismi e pensieri che attraversano il dolore, l’amore, le ferite, i distacchi e la rinascita con uno sguardo intimo, autentico e radicale: quello di chi ha imparato che salvarsi non significa tornare come prima, ma diventare finalmente se stessi. Nate dall’universo emotivo de “L’anima che rinasce”, queste pagine parlano a chi ha dovuto lasciar andare, ricucirsi, respirare di nuovo e scegliere se stesso senza più chiedere permesso. Perché certe frasi non consolano soltanto. Ti scuotono. Ti riconoscono. E, a volte, ti riportano esattamente dove devi tornare: a te. Letizia Balò

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“L’uomo che amava le rose” di Fabio Mazza

Mentre ci troviamo sull’orlo del precipizio della storia contemporanea, per la minaccia nucleare che sovrasta l’equilibrio del pianeta, a causa dell’insensatezza di uomini che, con follia, lanciano missili sul consorzio civile e umano, alla nostra redazione giunge questo testo dal titolo “L’uomo che amava le rose”, che possiede contenuti del tutto ossimorici, i quali si oppongono alla situazione contestuale, per quel saper sviluppare concetti di bellezza. La raccolta è costituita da nove racconti, relativi ad episodi di vita vissuta e vera, che hanno tutto l’afrore e il sapore della freschezza della fantasia umana, rielaborata da un autore, che aveva esercitato il lavoro di giudice, in primo luogo in Corte d’Appello, dove si revisionano le sentenze di primo grado, e in Corte di Cassazione, a chiusura della sua brillante carriera professionale, quale è quella di Fabio Mazza, affermandosi in tal senso, come persona ricca di oggettività ed equilibrio. Il testo si realizza come viaggio alla ricerca del tempo perduto, fino a giungere ai limiti del diaframma che va concretizzandosi con l’avvicinamento alla morte, per dare un senso all’evolversi della stessa vita.

“Piccole e grandi storie. Le poesie. Volume 1” di Stefano Patera

«Già fin dal titolo della raccolta, si può apprezzare come l’opera possegga un proprio registro narrativo e autobiografico, teso alla ricerca del senso della vita. Titolo che recita: “Piccole e grandi storie”, delle quali del resto ne è caratterizzato lo stesso iter esistenziale dell’artista, dotato della giusta creatività e volontà, atte ad affrontare disagi e difficoltà, ma anche adatte ad ottenere grandi e meritate soddisfazioni. In tal senso, Patera lavora letterariamente sulle orme dei francesi Paul Éluard, Louis Aragon, Jacques Prévert e dell’italiano, Premio Nobel, Salvatore Quasimodo. Poeti del sentimento e dell’amore, ma anche compositori di versi a difesa dei problemi sociali del dopoguerra. Lo scorrere delle liriche ci offre una poetica del positivismo, tipico di chi ha inseguito un sogno, che va a realizzarsi, dopo sacrifici, affrontati con forza ed entusiasmo. Questo primo volume è ricco di liriche contenenti una loro tipica poesia d’amore, in senso lato, poiché rivolto ai luoghi più belli dal punto di vista naturalistico dell’Europa, alle città più ricche d’arte del mondo e alla donna. Un amore avvolgente ed elegante, dai molteplici aspetti, che sa valutare la bellezza delle cose, compresa la cultura, senza la quale non si potrebbe spiegare il senso della vita… » Dalla Prefazione di Lia Bronzi

“Il grande Verga. La narrativa e il teatro” di Marco Sterpos

L’autore si è assunto il compito di onorare con questo libro il centenario della morte di Giovanni Verga non certo nell’intenzione di scrivere una commemorazione rituale, ma perché spinto da un amore per il grande scrittore siciliano, in lui già nato negli anni degli studi giovanili, e dalla convinzione che Verga sia stato il protagonista e il maestro di una grandiosa rivoluzione narrativa ed espressiva che ha investito con la sua ondata innovativa non solo la narrativa del secondo Ottocento ma anche quella del Novecento: secolo nel quale praticamente tutti i romanzieri hanno dovuto in quale modo confrontarsi con lui. Partendo da queste premesse l’autore si è cimentato in un discorso che abbracciasse l’intera opera verghiana, sia nel campo della narrativa che in quello del teatro, nell’intenzione di destinare tale discorso sia agli studiosi di letteratura, anche “specialisti” di Verga, sia ai lettori che, pur interessati agli studi letterari hanno poca o nessuna dimestichezza con il maestro. Ripercorrendo dunque tutta la parabola dell’opera verghiana l’autore parte dal Verga preverista autore di alcuni romanzi “mondani” ambientati nell’alta società (capitolo I) per passare a illustrare la nuova poetica verista sotto il cui segno nascono la “rivoluzionaria” novella Nedda e la raccolta Vita dei campi (capitolo II) e giunge con I Malavoglia il primo grande romanzo verista (capitolo III). Il capitolo IV dà invece conto della produzione degli anni tra il 1882 e il 1887: soprattutto le raccolte Novelle rusticanePer le vieVagabondaggio nelle quali Verga, senza abbandonare il territorio del verismo, insiste nella sua ricerca stilistica ed espressiva che approderà a un nuovo grande romanzo. Tale romanzo, naturalmente il Mastro-don Gesualdo, viene esaminato nel capitolo V, e considerato come il risultato più alto di tale ricerca. Parte dello stesso capitolo V e il capitolo VI sono dedicati all’ultimo Verga nel quale, dopo la prodigiosa fioritura del grande decennio narrativo (1880-1889), la sua geniale potenza creativa si va affievolendo, fino a estinguersi prematuramente senza che egli riesca a scrivere il romanzo La duchessa di Leyra che doveva essere il terzo del progettato Ciclo dei vinti. Il settimo e ultimo capitolo prende in esame il teatro, mostrando come anche in quel campo Verga sia stato innovativo, specie con la memorabile Cavalleria rusticana che, rappresentata nel 1884, è universalmente ritenuta il dramma che apre la via al teatro verista italiano. L’autore tiene a ribadire che il più importante obiettivo che egli intende raggiungere con questo libro è quello di far entrare nel mondo del grande narratore anche lettori non iniziati alla letteratura: e ciò non certo a discapito del rigore scientifico, anzi con l’intenzione di offrire un contributo non irrilevante alla critica verghiana. Per raggiungere un obiettivo così arduo, l’autore ha ritenuto che la strategia migliore fosse quella di tornare a farsi lettore fra i lettori del maestro e di offrire nel suo libro i risultati di questa lettura, con la più grande abbondanza di citazioni volte a dar la parola allo stesso Verga: ciò con chiarezza, semplicità e fedeltà ai testi, in modo da comunicare ragionamenti e conclusioni accessibili a tutti. Insomma l’autore ha ritenuto di poter offrire di Verga soprattutto una lettura personale, naturalmente attenta alle opinioni espresse dagli studiosi in tutto un secolo di critica verghiana.

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La grandezza dell’uomo è di essere un ponte e non uno scopo.

(Friedrich Nietzsche)

Per la valutazione dei dattiloscritti partecipare al “Premio Internazionale Letterario e Artistico Setteponti” – II Edizione 2025

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