“I Lumi della Notte. Progresso e poesia in Giuseppe Parini” di Bartolo Anglani

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L’autore di questo libro, che analizza il rapporto tra la poesia pariniana e il tema illuministico del progresso, non si propone di sentenziare se Parini sia stato o no un “progressista”, convinto com’è che l’ideologia pariniana sia sostanzialmente interna al progressismo “moderato” settecentesco e che i conflitti con Pietro Verri non siano tanto laceranti da spingere il poeta fuori e contro l’Illuminismo. E tuttavia l’opera principale di Parini, Il Giorno, composta laboriosamente lungo l’arco di circa un quarantennio, non può essere letta in chiave ideologica, né come manifestazione né come negazione del pensiero riformatore settecentesco. La poesia del Giorno non è catalogabile come ideologia ma è “altrove”, e non certo perché si astragga dal presente e vagheggi mondi immaginari estranei alla realtà. È come se in Parini agissero due logiche, razionalmente inconciliabili: quella dell’intellettuale e poeta “civile” che condivide le conquiste della modernità e in generale il pensiero dei Lumi pur criticandone alcuni esiti estremi, e quella del poeta ironico e nichilista che esclude il progresso in quanto tale dal meccanismo della storia e fa precipitare il trionfo dei Lumi nell’abisso della Notte. Non per questo Parini può essere considerato un reazionario: giacché nel Giorno, con la logica propria della poesia, egli rappresenta il rovescio della civiltà illuministica e destituisce di senso proprio le metafore illuministiche della luce, senza con questo approdare a visioni arretrate e nostalgiche del mondo e della società. Parini non parla da un punto di vista alternativo a quello dell’aristocrazia ma, facendo credere (e probabilmente credendoci egli stesso) di voler satirizzare la società nobiliare, mette in scena con crudeltà i meccanismi della contemporaneità. Il Giovin Signore non è il patetico rimasuglio di un mondo in declino ma è, al di là delle specificazioni di classe, l’homo novus del mondo contemporaneo: l’automa del “moderno”. L’oggetto della poesia pariniana è dunque la modernità, non l’arretratezza: non la satira di una classe in rovina, ma la rappresentazione straniata e ironica del non senso dell’uomo e della storia, in una prospettiva che non concede nulla alle illusioni delle “magnifiche sorti e progressive” sulle quali, non troppi anni dopo, si scatenerà l’ironia di Leopardi.

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Descrizione

Bartolo Anglani ha insegnato Letterature Comparate nella Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Bari, e Letteratura Italiana in parecchie università francesi e americane. In una prospettiva comparatistica, e attenta alle dimensioni autobiografiche della creazione letteraria, ha scritto libri e saggi su Goldoni, Baretti, Rousseau, Alfieri, Pietro e Alessandro Verri, Gorani, Ortes, Gasparo Gozzi, Beccaria, Diderot, Galiani e altri autori del Settecento europeo, ma si è occupato anche di Stendhal, di Verga e di Flaubert, di Gramsci, di Camus. Ultimamente ha pubblicato saggi su Poe e su Hawthorne. Il suo ultimo libro è L’altro Rousseau. La memoria, l’impostura, l’oblio, edito da «Le Lettere» di Firenze.

Informazioni aggiuntive

Peso 0.7 kg
Dimensioni 21 × 14.8 × 2.0 cm

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