“Emozioni di luna lucente” di Margherita Bonfrate
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La musicalità della parola poetica è filosofia di vita, in questa raccolta di poesie dal titolo “Emozioni di luna lucente” di Margherita Bonfrate, per quel dolce e misterioso abbracciare la parola che va a formare concetti filosofici. A far da cornice, fin dagli inizi, la natura della bellezza della città dei due mari, capace di dare un input a sentimenti profondi dell’anima, poiché ne fuoriesce un’aura avvolgente, anche quando sia il pessimismo a prevalere (…) mentre l’elemento equoreo del mare, presente in varie liriche, ne caratterizza l’aspetto mediterraneo della poetica, tipico del sentire spirituale del Sud. (…) Sofferenza e decisione di tono, dunque, che sostengono la forza di questa poetica, estremamente moderna, ma per ossimoro più dolce e ricca di sentimento quando apre con il titolo “Emozioni di luna lucente”, che di per sé già preannuncia sentimenti propri, atti a risvegliarne altri nell’animo del lettore. (…) Un insieme che abbraccia tutto ciò che anima la vita del pianeta e la nostra, della quale spesso ci dimentichiamo di onorare il privilegio arrecato dalla bellezza cosmica ma anche quella dell’accrescere i rapporti umani che, se ben coltivati, possono restituire alla vita la speranza. Dalla Prefazione di Lia Bronzi
La raccolta poetica di Margherita Bonfrate – scrittrice e operatrice culturale di notevole spessore intellettuale – è davvero un inno all’amore. Quasi ogni verso di Emozioni di luna lucente sembra essere un’apoteosi, un’esaltazione del sentimento dell’amore, uno tra i più antichi dell’uomo; sentimento grazie al quale l’umanità è riuscita finora a dare continuità alla stessa specie umana che, altrimenti, rischierebbe l’estinzione nel giro di pochi decenni.
Quello dell’amore è un sentimento che ci cambia la vita, ci regala forti emozioni ma può anche farci soffrire in maniera molto dolorosa. Non a caso la silloge è dedicata alla madre che, a suo tempo, ha insegnato alla voce poetica narrante, come la vita e l’amore che proviamo durante la nostra esistenza possono procurarci impensabili sofferenze. E lei, cioè la nostra narratrice, ha vissuto abbastanza per poter dire a noi lettori quanto il sentimento dell’amore l’abbia fatta tanto gioire come pure tanto soffrire, specialmente quando un amore finisce: restiamo soli con noi stessi e ci sentiamo abbandonati (direbbe Giovanni Pascoli) come l’aratro in mezzo alla maggese. Non ci resta che il ricordo e la struggente nostalgia per qualcosa di perduto per sempre. Ma, nel flusso incessante della vita e dell’amore – incessante come l’eterno andirivieni delle onde del mare –, non ci mancheranno mai il cielo e le stelle, l’infinito delle galassie… Dalla Postfazione di Salvatore La Moglie
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